Un Bernoccolo di 75 anni fa

Un Bernoccolo di 75 Anni fa 

Quella che vi raccontiamo è una storia vera, anzi verissima. Dobbiamo ritornare indietro di 75 anni. Siamo a stabio, nell’estate del 1922.
il 15 agosto, festa dell’Assunzione, si è svolta una cerimonia particolare: la promessa del primo reparto scaut dell’associazione Esploratori Cattolici.


Gli esploratori, a Stabio, esistevano gia da un anno. Fu don Achille Bonanomi a volere che i ragazzi della sua parrocchia facessero scoutismo. Aveva fra le mani il libro di Baden Powell “Scautismo per ragazzi”, scritto in francese,  e gli era sembrato qualcosa di molto interessante. Allora aveva deciso di leggerlo ai suoi allievi di quinta elementare durante le lezioni di “dottrina” (quella che adesso è l’ora di religione); era la classe della maestra Prada, e fra gli allievi c’era anche un ragazzino di dieci anni che si chiamava Luigi.
Luigi e i suoi amici decisero di fare anche loro quello che sentivano raccontare tutte le settimane da don Achille. Ecco come era nato il primo gruppo di scaut cattolici in Ticino! La divisa non c’era ancora e per il materiale ci si arrangiava come si poteva. Il bastone, allora elemento indispensabile per uno scaut, era nient’altro che quello utilizzato per far avvolgere le piantine di fagiolo!
Il 6 Luglio 1922 venne creata a Lugano l’Associazione cantonale. I dirigenti presero subito contatti con il gruppo di Stabio e organizzarono la cerimonia della promessa che si svolse appunto, per le prime due pattuglie, quel 15 agosto 1922.
Durante quella giornata il maestro Angelo Zappa – uno dei dirigenti cantonali – scriveva da Stabio una cartolina ad Andrea Fossati, altro dirigente, che non aveva potuto partecipare alla cerimonia. “Carissimo, sono già le 11. già dalle 6 dura la festa […] Gli scautisti, in numero di 15, hanno vestito l’uniforme benedetta dal ministro di Dio ed hanno fatto la promessa […] Dopo le funzioni vespertine ci sarà l’adunanza scoutistica. Stasera teatro.” 
Il 15 agosto era di martedì. La domenica seguente, 20 agosto, i ragazzi di Stabio partono per il campo. Si fermano prima a Deride dove, presente il vescovo Mons. Bacciarini, partecipano alla benedizione della cappella d’Isacco.
Poi partono sempre a piedi per il Serpiano, dove passano la notte in un locale del Ristorante delle Alpi. Si dispongono per terra, sul pavimento; in un angolo del locale c’è una scatola di biscotti di latta. Durante la notte Luigi, probabilmente movendosi va a picchiare la testa contro la scatola di latta e ne rimedia un bel bernoccolo.
Il giorno seguente partenza per il Monte San Giorgio, dove i ragazzi rimangono accampati un paio di giorni. Durante il campo vengono svolte le classiche attività dello scoutismo: giochi, istruzione, attività nei boschi.
Gi esploratori rientrano a Stabio passando da Riva San Vitale. Con loro c’è anche Andrea Brianza, che era il più piccolo del gruppo e si voleva risparmiargli tanta fatica. Pianse però talmente tanto che gli altri furono obbligati a portarselo dietro!
e cosi si concluse il primo campo degli esploratori cattolici in ticino. Vi dicevamo all’inizio che si tratta di una storia vera. Potete verificarlo di persona. Il piccolo Luigi è ancora vivo: si chiama Luigi Della Casa e abita a Stabio. È lui che ci ha raccontato questa storia e il bernoccolo in testa ce l’ha ancora, dopo 75 anni!

Tratto da: Fiordaliso N°569 del giugno 1997
 L’intervista e l’articolo sono stati fatti da Maurizio Cattaneo.


 

Il Varo

Il varo, la prima divisa e gli anni difficili dei 360 immigranti in paese

A mettere in cantiere la costruzione della sezione Esploratori San Rocco di Stabio fu un sacerdote: don Achille Bonanomi, che si mosse dalla base di un libretto di Baden Powell. Un giorno, durante una lezione di religione, nella classe della maestra Prada, in quinta elementare, quel prete presento che intendeva svolgere e che passava sotto il nome di scaut. Tra gli esploratori della prima ora si possono ricordare – chiedendo venia per le omissioni -: Gigi Brianza, Battista Brianza, Vittorio Camponovo, Ercole Rusconi, luigi Ceppi, Luigi Della Casa, Arturo Bianchi, Giorgio Luisoni, Antonio Scacchi, Arturo Groppetti, Andrea Brianza, Giulio Fontana, Luca Brianza. A capo ci fu quello che sarebbe diventato il protagonista nella vita della sezione. Parliamo del maestro Giovanni Mombelli.
Insieme con don Achille lavorano per mettere a punto la sezione: Michele Croci Torti, Pietro Fontana, Albino Pellegrini, l‘avv. Rossi e altri ancora.

Il varo avvenne al Circolo San Rocco, che ha pure dato il nome alla sezione. La divisa era costituita da una fascia blu al braccio. Memorabile la prima uscita degli esploratori nei boschi di Stabio, al Gaggiolo, che in seguito – all‘interno degli scauts – fu denominata „conca del salame", per via della merenda portata da don Achille: appunto salame e gazzosa.

Per essere una sezione che si rispettasse, occorreva una divisa. Il guaio e che appena usciti dalle macerie della secondo conflitto bellico mondiale, non c‘erano soldi. In compenso, a Stabio c‘erano tanti emigranti, un‘emorragia che dissanguava il paese. Ben 360 i forzati delle valigie. La divisa arrivo, comunque, grazie alla generosita di Pietro Realini e della maestra Ida Garzoni.
Per festeggiare l‘evento si ando – ovviamente a piedi – a Brunate e per mangiare si accese il fuoco sul luogo dove ora sorge il faro.

Le prime attivita degli „esplo" si rivolgevano all‘apprendimento di cose pratiche e utili anche in casa: attaccare bottoni, stirare, imparare ad accendere il fuoco, a far da mangiare.
Alla domenica nel piazzale del circolo si faceva il bivacco, e si recitavano delle brevi frasi scritte da Don Achille. Da queste brevi frasi recite si e arrivati a fondare la filodrammatica degli esploratori che come prima rappresentazione presento „il delitto nella palude" e poi „Arlecchino fatto principe di selva nera".
Nel 1922 si entro a far parte della neocostituita Associazione Cantonale con a capo l‘ing. Fossati di Meride, il sig. Janner di Locarno e il maestro Zappa di Meride.

Primo campeggio della sezione di Stabio 1: 2 giorni al San Giorgio il 1° giorno trasferta al Serpiano pernottamento in „albergo" e al 2° giorno rientro passando per l‘alpe di Riva, sempre tutto a piedi, si capisce.
Al primo campeggio cantonale non abbiamo potuto partecipare per mancanza di fondi, cosi Stabio il campeggio lo ha fatto a Cabbio, di una sola settimana, e visto che le tende non c‘erano ancora, si dormiva nei locali della canonica.
Le partenza per il campeggio erano previste per l‘ultima domenica di luglio, festa dei patroni della parrocchia SS. Giacomo e Cristoforo e giorno del Corpus Domini parrocchiale, finite le funzioni si partiva.
Uno dei primi campeggi in tenda e stato quello del 1925.


 

Testo dal Fiordaliso n°1

Lugano, settembre 1929 - N. 3
F i o r d a l i s o
Rivista scout dell'Associazione esploratori cattolici del S. Cuore Cantone Ticino

Sotto questo titolo apriamo una rubrica destinata, come dicevamo dal primo numero, ad essere il "documento delle nostre giornate".
Passeremo in rassegna la vita delle nostre Sezioni, quante pagine stanno gia scritte sul libro delle nostre memorie circa il movimento scoutistico nel nostro Cantone Ticino! Le rievocheremo come prova della nostra attivita, come argomento di conforto, motivo di edificazione, sprone ad emulazione , come causa di fatto di legittimo orgoglio e prezioso ammonimento a piu legittime speranze e ad alacrita di lavoro.

Cediamo la prima pagina giustamente alla Sezione che, prima fra tutte, ha inalberato la fiamma dei gigli tra noi, agli amici della "SAN ROCCO" di Stabio.
Poi diranno le altre sezioni. E ci raccomandiamo vivamente perché la rubrica sia sempre nutrita, alla penna briosa dei nostri collaboratori, che, senza falsa modestia, scriveranno qui la storia magnifica della A. E. C.

Riparto STABIO I
" SAN ROCCO "

Sotto la bandiera del Circolo San Rocco s'erano schierati molti giovani. Si vedevano assidui alle riunioni e entusiasti dell'organizzazione cattolica. Ma ogni qual volta noi ragazzi si tentava di passare la porta della sede sociale, ci sentivamo ripetere : - Non e per i ragazzi questo luogo: non e l'oratorio. -
Un giorno movemmo lai all'Assistente Ecclesiastico, il quale ci rispose sorridendo: - Sapete cosa dovete fare? Montate la sentinella per turno alla Grotta e difendente le belle piante i mele del Circolo. Accettammo. Si tenne una riunione nominammo per capo uno studente del ginnasio - tarchiato e burbero - verso il quale avevamo una certa antipatia perché era della frazione di San Pietro. Ebbe tuttavia la nomina a pieni voti. Egli ci diede un bastone, ci assegno la zona di guardia e con quei suoi occhi furbi ci fece capire che bisognava sorvegliare con esattezza e dar prova di fedelta, sia pur mangiando qualche mela...
Ma le guardie senza divisa non piacciono e ci vennero dati: una camicia color cachi, un paio di calzoni bleu con una bella striscia rossa sulla gamba e un cappello alla boera. Ci guardavano tutti con occhi pieni di meraviglia e di sorpresa ci domandavano: -"Chi siete?" "Siamo dei boy-scout". "Ma donde venite?" "dall'Africa!" "E dove siete andati a prendere tale Associazione?" "Ma! ... L'ha trovata l'Assistente su un libro scritto in francese!"
E andammo avanti parecchi mesi, montando sempre la sentinella, con una perseveranza straordinaria. Con quel bastone che superava la nostra testa per ben mezzo metro: con quel cappellaccio cosi largo e i calzoni con la riga rossa, avevamo una cert'aria che incuteva rispetto ai nostri compagni.
Poi, un bel giorno ci piove addosso un uomo sulla trentina, che veniva da Milano e si chiamava Ing. Fossati. Senza tanti preamboli ci disse: "Abbiamo fondato a Lugano l'Associazione degli Esploratori Cattolici Ticinesi. Ho saputo che qui ce n'e una specie. Si potrebbe vedere? "Gli presentammo la nostra divisa. "Questa roba non va!" Era la nostra bella riga rossa. "Questa cinghia non e conforme..." Poi concluse: "Volete essere il Primo Riparto di Esploratori Cattolici Ticinesi?" Ma con tutto il cuore - non chiedevamo di meglio. E in una memorabile giornata il 15 agosto 1922 davanti al Dott. Casella nostro Padrino, al Fossati, allo Zappa e a tantissima folla facemmo la promessa a Dio di essere buoni Esploratori.
Incominciammo cosi la nostra vita regolare.
Poi fu una lunga serie di avventure sempre care. Seduti accanto al fuoco i e chi ricorda quella notte passata sotto la tenda ... fatta con un lenzuolo e l'acquazzone che venne poi; e chi parla del famoso campeggio di due giorni sul San Giorgio, con a capo Zappa, narrando le lotte notturne con i buoi che volevano portar via la tenda; e molti rammentano la gita a Como, Brunate, San Maurizio e ritorno per Canobbio - tutto a piedi - in una giornata infuocata d'agosto; e quanti parlano del campeggio di Cragno e di tutti gli altri campeggi fino alle dure giornate di Bellinzona e alla superba galoppata della settimana scorsa su per i gioghi del San Gottardo fino a Göschenen ...
Siamo in trentacinque ora tra piccoli e grandi. I fratelli anziani faticano gia per il pane quotidiano e i piccoli siedono sui banchi della scuola: sono le forze del Reparto i primi, le speranze dell'avvenire gli altri.

Con tanta gioventu non é forse giusto volgere la mente a piu belle imprese?

Volpe azzurra

Fonte: Rivista scout fiordaliso n. 3 settembre 1929


Quelle Facce diventate memoria

QUELLE FACCE DIVENTATE MEMORIA

1921, oltre settantacinque anni fa. una vita. Come e cosa raccontare di un fatto che doppia con abbondanza, dalle sue origini, lo sviluppo dell'eta dello stesso narratore?.
Piu dell'essenza della materia in oggetto - lo scautismo, che pure mi ha visto giovanissimo ed entusiasta seguace, prima che la fanciullezza portasse con sé l'incanto delle emozioni lasciando campo al sano ma greve corso "dei pensieri critici" - mi attira il confronto con questa voragine temporale.
Sono passati ormai settantacinque anni da quando un gruppo di ragazzi (guidati da qualche perspicace mano adulta) diede forma e vita nel comune di Stabio al gruppo di esploratori che scrisse per prima il proprio nome nell'albo del movimento cantonale. Momenti di storia immortalati dall'ormai nitido occhio delle macchine fotografiche, consegnati in immagini.

Tra i ragazzi di quei primi anni riconosco anche mio nonno. E con lui il fratello Giulio, il maestro Mombelli, Michele Croci Torti, Luigi Della casa e tanti altri. Ma sono giovanissimi con i calzoncini corti, i volti freschi. Eppure sono proprio loro, quegli stessi uomini che il viso segnato dalle rughe , incideranno - indelebili ricordi nella mia mente di bambino nelle lunghe e lente serate estive passate sugli scalini della chiesa parlando di calcio e dei piccoli e grandi fatti del paese. Ora quelli che ho riconosciuto sono quasi tutti morti. Ritrovarli in queste foto rubate agli archivi di altre famiglie per esigenze di cronaca, mi da commozione. Loro che non sono piu, sono stati.Vecchi , quando io, noi eravamo bambini; ragazzi su quelle fotografie che vediamo oggi. Sono stati parte della mia, della nostra vita sono il mio, il nostro passato . Ed allora tutto, facendosi nitido, diviene vago. Quel grande vuoto temporale altro non e che il segno - in assenza - di tenui ma irriducibili legami. Quelle radici a cui appare difficile sottrarsi. E poi perché mai? il tempo e implacabile con i contorni, ma e fedele custode della sostanza delle cose. Quella sostanza siamo noi. E quanto rimane di questo nostro percorso umano. Come appaiono piccole miserie delle mille tenzoni. invidie, cattiverie quotidiane. Le fotografie mi scorrono tra le dita, la lancetta del tempo danza a ritmi vorticosi. Riconosco altri volti di ragazzi .

Siamo gia a ieri. Domani sarà festa.